Andrea Raos


E allora tornavo verso casa, attraversando l’aria nera in quella quasi notte. Passavo le vetrine spente e le pozzanghere, nell’acqua grossa che cadeva ancora.

Nella città vuota, 1 rumore dietro di me. Mi volto e c’è 1’ombra, 1’ombra bassa e vuota, 1 brillare scuro. Guardo meglio.

È il lupo pervinca!

“Chi?”

– Vi eravate tutti dimenticati di me, lo so. Tu avevi detto:

quello pervinca va nel Paese… (che cavolo di colore è il pervinca?)
(boh, ci pensiamo dopo. tu comincia ad andare, intanto)

E io sono andato. Ed eccomi qui. Non c’è il mio colore, non qui. Non so dove andare.

– Lupo pervinca… che viaggio che hai fatto… Ma perché sei venuto proprio da me?

– Sono qui per avvertirti, Andrea. Non scrivere quella cosa che pensi.

– Quale cosa?

– Lo sai benissimo. La spiegazione vera di tutto questo. Non il tuo dolore o quello che hai pensato, ma quello che sai essere successo lontano da te. Ascoltami. Non lo fare.

– Ma come faccio, lupo pervinca? Non lo senti cosa mi sta scoppiando dentro? Come è potuto succedere tutto questo? Perché non l’ho saputo fermare? Perché si è creato, e non creo?

– Non lo so, ma nemmeno tu lo sai. Non hai nessun potere sul dolore degli altri. Puoi procurarlo – l’hai fatto tante volte -, ma non fermarlo quando nasce altrove. E non vuole essere fermato. Si può solo aspettare che arrivi, e come arriva.

dove sai di mirtillo

dove sai di cannella

– Smettila. Non ora. Più tardi, forse.

– È la mia litania, questa. Solo 1 litania. Ti prego. Lenisce il mondo, distrae dal male.

– Lo so, ma non ora. Ora non ti distrae dal male, ma dalla sua radice. Devi restare addosso a quella, adesso. Guardarla, e bruciarla con lo sguardo. E bruciarti tu.

– Non lo so se sto morendo, sai. Non lo sa nessuno. Forse no. Per ora vedo solo questo vuoto vivo, che mi pulsa intorno. Non so cosa sia peggio.

– Non dire cazzate. Lo sai benissimo, cosa è peggio. Non ti è bastato vedere tua madre impazzire di dolore ogni giorno, per 15 anni? abbassa le labbra alla coppa del latte, bevi il latte giallo, spremi il latte nero. spremi il seno, fattelo spremere. bevi.

– È proprio questo che è successo! Come fai a saperlo? È stato questo l’avvicinarsi della sua bocca al mio seno di maschio. Capovolgere il mondo.

– Capovolgeva il tuo seno, il tuo vuoto. Lo so. Tu questo chiedevi.

– Io questo volevo.

– Tu questo volevi.

– Che questo chiedevo.

– Piegato all’arsura.

– Troppi morti, dietro. Troppi aghi piantati, troppo bianco di bava. Non sono quello che può. Non lenisce, non finisce.

– Lo so. Sei diventato di fiamma. Ti si è acceso quello, nei bronchi.

– Ma quello era sangue, lupo pervinca… solo sangue, nient’altro… sangue suo e mio, mescolati per una volta soltanto…

– Ci sei arrivato, finalmente.

– A cosa?

– A non credere ad altro, a non chiedere niente.

Solo ora capisci perché sono pervinca. Lo vedi qui sopra. Sono l’inchiostro con cui ti ho scritto, appena prima di lasciarti e di tornare dov’ero. A non essere tua. A soffrire il mio.

Adesso puoi dirla, se vuoi, quella tua litania. Puoi estinguerlo, il tempo. Per la 4ª, per l’ultima volta.

Dormi, ora. Non ti stancare.

Ci sposiamo, domani.

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dove sai di mirtillo

dove sai di cannella

dove sai di vaniglia

dove crepa mio figlio

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dove il pianto ritorna

dove piano risuona

dove i sogni non sono

dove l’aria tintinna

dove il pianto si arresta

dove lento cadere

dove trova la pace

dove sembra sentire

dove cade la notte

dove sale la pioggia

dove muore la sera

dove cresce la pena

dove dolce la terra

dove tace rimpianto

dove l’aria mi strema

dove il tempo è rimasto

dove spegne la vita

dove viene la voglia

dove sembra finire

dove trema la soglia

dove pena ritorna

dove seme che cede

dove sangue che sciama

dove pelle che cade

dove sembra che sono

dove sanno di sogno

dove sembrano soli

dove sprechi la terra

dove sbagli la vita

dove sai che finisce

dove speri che resti

dove pace la sera

dove nera la voglia

dove credi la pace

dove speri la voce

dove neghi che voglia

dove nega che senti

dove scopri che togli

dove sale non sembra

dove male che resta

dove sperano calma

dove sa di sognare

dove sono rimasti

dove aria che cade

dove terra che brucia

dove spero finisca

dove spero che resti

dove l’aria è distante

dove vedi che finge

dove speri che nasca

dove cresce la voglia

dove morde l’attesa

dove dici che manca

dove sai che rimane

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dove sai di mirtillo

dove sai di cannella

dove sai di vaniglia

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(fine)

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4 Risposte a 4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

  1. che favolosi questi 4 pezzi, andrea!
    disperati, stralunati, secchi, melodrammatici.

  2. gianni biondillo ha detto:

    Quanto sei bravo? Mi fai venire i nervi!

  3. carmelo ha detto:

    mi piacerebbe che parlassi ora della crudeltà, del numero, del calore

  4. Véronique ha detto:

    Avavo già letto una settimana fa. Andrea Raos possiede un talento raro. E’ sempre in cerca di una scrittura poetica in sincronia con la modernità. Ma anche intima fino alla crudeltà. Una scrittura hors limite.

    Per il lettore una esperienza intensa.

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