4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

Andrea Raos


E allora tornavo verso casa, attraversando l’aria nera in quella quasi notte. Passavo le vetrine spente e le pozzanghere, nell’acqua grossa che cadeva ancora.

Nella città vuota, 1 rumore dietro di me. Mi volto e c’è 1’ombra, 1’ombra bassa e vuota, 1 brillare scuro. Guardo meglio.

È il lupo pervinca!

“Chi?”

– Vi eravate tutti dimenticati di me, lo so. Tu avevi detto:

quello pervinca va nel Paese… (che cavolo di colore è il pervinca?)
(boh, ci pensiamo dopo. tu comincia ad andare, intanto)

E io sono andato. Ed eccomi qui. Non c’è il mio colore, non qui. Non so dove andare.

– Lupo pervinca… che viaggio che hai fatto… Ma perché sei venuto proprio da me?

– Sono qui per avvertirti, Andrea. Leggi tutto “4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore”

Ottimista senza speranza

[Una versione più breve di questa intervista realizzata da Andrea Cortellessa a Nanni Balestrini è uscita su «Tuttolibri» della «Stampa» il 21 agosto.]

AC

Sembra esserci qualcosa di non italiano in te. Voglio dire al di là del tuo aspetto fisico, delle tue origini famigliari. C’è qualcosa di straniero, come se fossi sempre in fuga o, comunque, velocemente di passaggio. Come se risiedere in Italia fosse qualcosa di accidentale, anzi proprio un incidente; uno di quegli incidenti dai quali non ci si rimette mai del tutto…

NB

Mia madre era tedesca, di Colonia, ma ha sempre vissuto in Italia; si trasferì a Milano quando sposò mio padre, che faceva l’industriale nel settore chimico. Dal punto di vista esistenziale, più che in fuga non mi sono mai sentito legato a un’identità locale. Le città dove ho vissuto, Milano, Roma, Parigi e Berlino, le sento tutte città mie, non sento legami con un’origine specifica. Ho l’idea che potrei stare in qualsiasi posto del mondo: dove faccio delle cose, lì sto bene. Per me è stato molto importante, piuttosto, essere stato giovane negli anni Cinquanta, un’epoca straordinaria per la cultura europea. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati un nuovo Rinascimento, i cui esiti si riverberano ancora oggi. Un periodo ricchissimo, pieno di curiosità instancabili, e che venivano soddisfatte! Ora, tutto questo in effetti proveniva dall’estero; la generazione di intellettuali italiani precedente alla mia non mi pareva più in grado di offrire niente. Al limite, dell’Italia mi interessava più quello che era successo all’inizio del secolo; il Futurismo per esempio. Leggi tutto “Ottimista senza speranza”