Guido Caserza

PARTE TERZA- dialogo ipologico fra i due maestri (parte B)

Torniamo al punto di partenza: quando arrivano ai grandi centri commerciali (towns of trade) le merci giungono al termine della loro corsa. Ecco il caso in cui esse dormono e sognano.

No. Mentre, con parole altisonanti, per inebriare l’uomo, dicono «abbiamo terminato la nostra corsa, abbiamo mantenuto la fede; ora non ci resta che attendere la corona di giustizia che ci darà il nostro idolo» – mentre dicono ciò, le merci iniziano una nuova corsa, dentro il cuore dell’uomo.

Ed esse, viaggiando diuturnamente, colmano le regioni deserte e le solitudini del tempo e dello spazio.

E la loro dolcezza è tale che a qualsiasi oggetto le si congiunga, persino alla morte, le si ama.

È allora che l’uomo dorme e sogna, mentre le merci continuano il loro viaggio. Quanto a noi, solo quando avremo imparato a raccoglierci interamente in esse, non ci accorgeremo più di noi stessi, ma soltanto di esse.

Per questo dicono le merci: «abbandona te stesso e ci troverai, e ne avrai sempre vantaggio».

E dunque in questo, e in consimili modi, siamo sottoposti a questa terribile prova: sappiamo noi rinnegare noi stessi?

Allora noi dobbiamo essere morti a noi stessi!

Sì, perché in questa morte godremo della pienezza della nostra volontà, nulla ci verrà a mancare e saremo ricchi di molti beni.

Ma ora risponda maestro: come possiamo tramutarci in merci?

Come samurai, rinnegando noi stessi: solo la morte di noi stessi ci congiunge alla merce.

La morte è dunque cumulabile?

Lo è da quando la merce ha perduto il suo carattere di feticcio e si è transustanziata nell’uomo. Mentre la merce ha fatto ciò, non solo la morte, ma anche la merda, hanno conservato il loro carattere di feticcio.

Se intendo bene, la merda ha conservato l’aura delle antiche merci viaggiatrici, come le vergini che solcavano i mari per essere consegnate ai grandi principi. Ma la morte?

La morte esprime il carattere teologico del capitale è presto darà vita a un fiorente mercato. Come dice un antico proverbio, chi nasce per morire nasce per il capitale.

Noi dunque dobbiamo venerare il capitale!

Mentre il capitale non ha bisogno di pretenderlo: è la sua natura a richiederlo.

Deduco che il capitale è una grandezza indipendente, oggettiva e autonoma. Ecco perché il capitale può regalmente gridare: «quell’uomo sia ammesso alla mia presenza senza annuncio!» e quell’uomo significa ogni uomo.

E questo accesso diretto segna la morte di ogni uomo: come in una reazione a catena, il capitale trascende tutte le norme.

Questa è la natura del capitale; quanto alla natura della merce?

Simile a quella dell’uomo: ambizione e paura della morte ne sono i postulati più certi!

Per questo le merci possono facilmente diventare materia di sedizioni?

Come il vino, esse provocano le sedizioni e le frustrano. Ma dobbiamo precisare per quali vie le possono causare.

Lo possono quando sono mosse da falsi sentimenti (passions), o da pretese di nuovi diritti, o da speranze di successo. Questi tre sentimenti costituiscono il turbamento della merce, ne provocano il dolore fisico o la paura del dolore fisico.

E la paura è causa maggiore di sedizione di quanto non lo sia il dolore stesso.

Quanto alla paura della povertà?

Questa è la merce quando diventa paranoica.

Quanto alla speranza di successo?

Questa è la merce quando diventa schizofrenica: essa scaturisce dal pensar d’esser prive del potere che è loro proprio; parleremo allora di schizoid goods.

Un eccesso di potere può dunque portare al timore d’esser privati di quel potere?

In realtà, sono proprio la paura del dolore fisico e la paura della perdita di potere a rendere unite le merci. Questa unione viene chiamata dai capitalisti “la grande paura” che prevede, al limite, solo sommosse locali.

È proprio questa doppia paura che rende forti e indistruttibili le merci: da questa doppia paura sono indotte a perseverare nel loro viaggio insonne.

È forse l’insonnia lo strumento di cui si serve il potere per promuovere e impedire tumulti?

No, l’insonnia è lo strumento di cui si servono le merci, che non hanno bisogno di potere delegato perché, come abbiamo già detto, esse sono diffuse.

Vuole forse dire che il potere non esiste?

Non esiste come astrazione.

Chi possiede le merci non esercita forse su di esse un diritto assoluto?

Sì, ma non tale da escludere il diritto del capitale.

Questo significa che il capitale è di per sé legittimo, e la merce?

Lo è se il capitale impone il suo tributo.

Quali sono allora gli atteggiamenti tipici della merce?

L’obbedienza e la protezione!

Infine, sono le merci fortunate?

Maestro, le merci sono potenti!

Tagged with →  

14 Risposte a L’imitazione della merce 3

  1. Domenico ha detto:

    Maestro! le merci sono potenti di natura o hanno assunto il controllo assoluto del pianeta, nel corso della storia?

  2. guido caserza ha detto:

    Caro Maestro, solo ora leggo la sua ben motivata questione e, dunque, innazitutto, mi scuso per il ritardo con il quale mi accingo a risponderLe. Orbene, io ritengo che le merci sono potenti per natura, discendendo dalla natura, pressoché sovrumana, del capitale.

  3. Domenico ha detto:

    Potenza naturale. Natura in sé. Natura autodistruttiva?

  4. guido caserza ha detto:

    Peggio, molto peggio: natura naturans!

  5. Domenico ha detto:

    Maestro, l’uomo che domina la nutara e la snatura, l’uomo che crea le merci, le merci che dominano e sovrastano l’uomo.

  6. guido caserza ha detto:

    Maestro, è triste e impietoso considerare che le merci, piuttosto che dominare e sovrastare l’uomo, lo completano. Ancora più triste considerare che l’uomo, ultimo anello della natura, e quindi della natura facendo parte, ne completa la pulsione di autodistruzione

  7. Domenico ha detto:

    Maestro! In un qualsiasi magazzino merci Può notare come la merce in sé determina la vita lavorativa di un uomo. Sempre in un magazzino merci si possono notare quintali di forza umana dissipati nell’aria, per il movimento del benessere e non dell’essenziale. Se si iniziasse ad inseguire solo l’essenziale potremmo parlare di completamento dell’uomo, il di più quindi non essenziale, viene costantemente rubato alla natura. Un cane che si morde la coda.

    Tristissimo!

  8. guido caserza ha detto:

    Maestro, le pongo questo quesito: cosa è essenziale per l’uomo? E quest’altro: l’uomo è o non è parte della natura?

  9. Domenico ha detto:

    L’uomo è parte della natura. Al pari degli animali, degli insetti e di tutto ciò che è vivente. L’Uomo e dotato di ragione, a differenza di tutti gli altri essere viventi che fanno parte della natura e che vivono essenzialmente. L’uomo sfrutta la ragione con il fine del profitto, il prezzo da pagare e lo snaturamento di ciò che lo circonda. L’uomo cerca la felicità godereccia.

    Solo che: chi lo spiega agli altri che basterebbe molto meno? Chi lo dice al Presidente?

  10. guido caserza ha detto:

    Maestro, ho quest’altro questito, a questo punto. Lei ammette che l’uomo è parte della natura. Ora, se egli è parte della natura, lo snaturamento che egli perpetra, non è anch’esso parte integrante della natura? Lei potrà ribattermi nuovamente insistendo sull’uso della ragione. Ma la ragione è dell’uomo (lei ne esclude gli animali), e se l’uomo fa parte della natura, non ne fa parte anche la sua ragione?

  11. alcor ha detto:

    bisognerà pure che imploda, prima o poi

  12. Domenico ha detto:

    Maestro, se io potessi scegliere, starei a guardare l’evoluzione naturale, lo snaturamento messo in atto dall’uomo non ha senso. Nessun senso compiuto per il globo, esclusivamente: beneficio e lusso per pochi. L’implosione è dietro l’angolo ma a nessuno interessa, inizierà ad interessere soltanto se da tale situazione si potrà trarre del profitto. Nel frattempo continuiamo ad abusare della Terra. Continuiamo a succhiare come dai brik, quando il cartone si accartoccerà su se stesso e sentiremo il rumore dell’aria che viene su dalla cannuccia, vuol dire che il succo è finito. Poi cosa trasporteremo milioni di morti?

  13. guido caserza ha detto:

    Maestro, stiamo già trasportando i morti; noi siamo morti e viviamo per la morte; la natura vive per la morte. Quanto all’implosione da lei paventata: già abbiamo iniziato a trarne profitto: la green economy non è altro che questo: il capitale ha iniziato già a trarre profitto dallo spauracchio della catastrofe.

  14. Domenico ha detto:

    Fra la nascita e la morte c’è un tragitto unico e meraviglioso. Bisognerebbe rendersene conto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *