Franco Buffoni

1. E’ stato un cortocircuito divertente: dapprima da parte clericale si sostenne che gli animali, che sono “naturali”, non praticano l’omosessualità. Dimostrato scientificamente che gli animali non disdegnano affatto l’omosessualità; che in molte specie l’accoppiamento omosessuale è un dato di consuetudine anche in presenza di individui del sesso opposto, e non solo in cattività; che in altre specie vicine all’homo sapiens il sesso è slegato dal ciclo riproduttivo (e questo è fondamentale: la separazione tra sessualità e procreazione), si è avuto il coraggio di dire che, se gli animali praticano dei comportamenti “bestiali”, questo non giustifica l’uomo che li imiti.
 Da qui verrebbe la distinzione di Benedetto XVI tra “natura” e “natura umana”, secondo la quale esistono specifici doveri che la ragione umana ha creato per gli uomini… Ma proprio da questa posizione (che in sé non ha nulla di originale) discendono il diritto alla maternità surrogata e il diritto per l’omosessualità ad essere rispettata.

Significativa la mostra Against Nature?, proveniente da Oslo e ospitata dal Museo di Storia Naturale di Genova nel contesto del Festival della Scienza 2008, che presentava in modo rigorosamente scientifico gli studi sui comportamenti omosessuali di oltre millecinquecento specie animali, dagli invertebrati ai mammiferi. La mostra era partita in sordina, ma venne alla ribalta quando le organizzazioni cattoliche protestarono perché il progetto era stato inserito nel catalogo didattico per le scolaresche. (Interessatissime, per altro, alle storie delle balene maschio che si comportano vistosamente da femmina per evitare i combattimenti; dei trichechi che si coinvolgono in giochi erotici omosessuali; dei pinguini reali tra i quali un maschio su cinque preferisce un partner dello stesso sesso. E dei fenicotteri, che si organizzano in coppie di maschi per allevare il doppio dei cuccioli, o dei cigni che creano coppie fedeli nel tempo sia etero che omo.) Magnus Enquist, etologo dell’Università di Oslo, per nulla turbato dalle polemiche, osservò: “Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell’omosessualità, cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire in pigiama”.

2. Così come, parlando di omosessualità tra gli animali, si rischia di antropomorfizzarli, mi sembra evidente che le persone omosessuali debbano acquisire rispetto sociale e dirittti non perché si dimostra scientificamente che i loro comportamenti esistono in natura, ma perché amano e si amano come persone. Quindi, sia il ricorso da parte clericale al concetto di omosessualità contro-natura, sia la giusta replica che si tratta di comportamenti largamente diffusi in natura, non sono argomentazioni convincenti perché il problema è interamente umano, cioè etico: inutile appellarsi al non umano per giustificare l’umano.
 Solo la cultura ha il compito di compiere scelte etiche, cariche – per l’appunto – di una forza culturale.

E’ la parte più avanzata della filosofia del Novecento che considera obsoleto come categoria di pensiero il cosiddetto diritto naturale. Siamo ormai una specie troppo poco “naturale” per parlare di che cosa è naturale. La Sapiens-sapiens è diventata tale proprio perché si è distanziata dalla natura, dalla animalità. Per gli appartenenti alla Sapiens-sapiens, oggi, “naturale” dovrebbe essere l’accentuazione di educazione, gentilezza, civiltà: umanizzare il mondo, diceva Rilke.

3. La teoria del diritto naturale, o giusnaturalismo – alla quale i clericali ancora oggi si rifanno – postula l’esistenza di una serie di princìpi eterni e immutabili, inscritti nella natura umana, cui si darebbe il nome di diritto naturale. Il diritto positivo (cioè il diritto effettivamente vigente) non sarebbe altro che la traduzione in norme di quei princìpi. Per le Chiese ovviamente si tratta dei princìpi dettati dai loro testi sacri: la Bibbia, il Corano… Per gli studiosi laici ottocenteschi i princìpi furono quelli di giustizia e di equità, oppure concezioni quali il “popolo” e lo “stato”. Non essendoci accordo sui princìpi (a meno che essi non siano imposti da un potere autoritario), il fondamento stesso della teoria del diritto naturale cominciò ad essere considerato obsoleto già alla fine dell’Ottocento. (Va da sé che, per contro, fino alla Rivoluzione francese, furono le classi subalterne ad invocare il ricorso al diritto naturale: come dimostrano gli studi di Ernst Bloch sul giusnaturalismo rivoluzionario dagli stoici a Thomas Müntzer, fino al giovane Marx de La legge contro i furti di legna).

Verso la fine dell’Ottocento si afferma il positivismo giuridico o giuspositivismo che, contrapponendosi al giusnaturalismo, asserisce che il diritto è solo ed esclusivamente diritto positivo, e non può esservi spazio per alcun diritto naturale trascendente il diritto positivo. La filosofia del diritto si sposta così dal campo del trascendente a quello dell’immanente, dal dominio della natura a quello della cultura.

4. Nel secondo Novecento con il relativismo si comprende che un’osservazione oggettiva e distaccata della realtà non è possibile, e che l’osservatore, interpretando la realtà, la influenza necessariamente. Giuristi e giudici non sono indagatori o applicatori di una realtà già data ma, nel momento in cui la interpretano, ne diventano veri e propri creatori.

Per il costruttivismo relativistico giuridico di fine Novecento (l’ambito è quello dei filosofi analitici vs i filosofi continentali), l’uomo contemporaneamente osserva e modifica, influenza e viene influenzato, interpreta e crea. Non è completamente libero, ma nemmeno completamente vincolato; subisce pesanti interferenze da parte della realtà, ma interviene a modificarla.

Per il relativismo, dunque, da una parte l’interprete (il giudice) è ancorato alle norme esistenti, in quanto non può prescindere da esse; ma, interpretando le norme giuridiche per applicarle al caso concreto, vi immette sempre qualcosa di suo: influisce su di esse in quanto influisce sulla loro futura interpretazione ed applicazione, crea mentre interpreta. E fa entrambe le cose non in maniera arbitraria, ma sempre fortemente vincolato dall’ambiente storico, culturale e giuridico in cui si pone.

Il diritto, secondo il costruttivismo relativistico, è un fatto dinamico, un processo, una pratica sociale di carattere interpretativo, in cui norma giuridica e sua interpretazione interagiscono costantemente. Quindi il ricorso dei clericali alle categorie del diritto naturale nel secolo XXI per contrastare unioni omoaffetive e gestazioni di sostegno non ha alcun fondamento scientifico. E’ antistorico, patetico.

Mentre è in corso il dibattito sull’alterità, mentre si fa sempre più accentuato il pluralismo dei valori e degli stili di vita, semplicemente, non ha più senso che il governo di un paese occidentale, membro fondatore dell’Unione Europea, ricorra a una categoria obsoleta come quella del cosiddetto diritto naturale per disattendere alle direttive dell’Unione stessa, conculcando le richieste di milioni di suoi cittadini, in linea coi valori “non negoziabili” dell’unica monarchia assoluta rimasta sul continente europeo. (Per trovare analogie istituzionali con la quale occorre volgersi ad Arabia Saudita, Oman, Qatar…).

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In corso di pubblicazione Laico alfabeto, Transeuropa 2010 (dal quale sono tratte queste pagine).

9 Risposte a Natura umana e diritto

  1. carmelo ha detto:

    E’ talmente evidente che gli argomenti della chiesa siano pretestuosi, oltre che ipocriti e arroganti, che non varrebbe nemmeno la pena di argomentare.
    Questo paese è stato maledetto dal destino che ci ha puniti ospitando qui, in queste terre-sabbie mobili, la corte papale.
    l’unica cosa concreta da fare – e non mi meraviglio se nemmeno la sinistra, invischiata com’e’ nella trappola melmosa – , sarebbe una campagna d’informazione, per spiegare a coloro che non scelgono la destinazione dell’8 per mille, che in realtà per un perverso meccanismo, la loro “non scelta”, finisce per confluire nelle casse vaticane. Amen

  2. Domenico ha detto:

    La religione: il peggiore “prodotto” della mente umana.

  3. Fabio ha detto:

    Ritengo che quando Benedetto XVI parla di “natura umana” voglia esprimere la stessa cosa che afferma F. Buffoni dicendo che “il problema è interamente umano, cioè etico”. Bisognerebbe conoscere e acquisire meglio il valore semantico dei linguaggio teologico. Consiglio di farlo. La “forza culturale” alla quale ci si appella dovrebbe vietare qualsiasi bigottismo, anche quello che offende la ragione umana negando la libera possibilità di essere uomini religiosi, visto che non può sussistere la religione senza ragione. La ragione dovrebbe essere esercitata meglio visto che si affermano con grande superficialità notizie imprecise che denotano solo passioni e non ragioni: l’8 per mille non è destinato al vaticano ma alla CEI. Sapete che sono due cose differenti? Bisognerebbe tornare sui banchi di scuola per imparare nuovamente le pagine della storia e capire la genesi della congrua e poi dell’8 per mille. Intellettuali o avvelenati?

  4. franco buffoni ha detto:

    La Cei è l’unica conferenza episcopale al mondo il cui presidente viene nominato direttamente dal papa (gli altri sono regolarmente “eletti” dai rispettivi collegi episcopali). E il presidente nominato dal papa gestisce i fondi dell’8 per mille.

  5. carmelo ha detto:

    @fabio
    grazie della precisazione, anche se la CEI è diretta emanazione del vaticano, e il meccanismo dell’otto per mille è stato negoziato dal vaticano.

    Mi incuriosisce però che tu non abbia opinato sul meccanismo con cui viene ripartito l’8 per mille di coloro che non hanno fatto nessuna scelta.
    Mi piacerebbe conoscere in proposito la tua opinione.
    O il tuo era solo un intervento pretestuoso, finalizzato cioè a difendere le ragioni delle gerarchie vaticane e per questo hai sorvolato sugli evidenti soprusi di cui siamo vittime noi in questo paese che non siamo cattolici, ma dei semplici cittadini.
    Ci vuole poi un grande coraggio a parlare di bigottismo da parte di coloro che per anni hanno sottovalutato, minimizzato e negato non solo il fenomeno della pedofilia nell’ambito del clero, ma la poco ragionevole, etica e cristiana condotta delle gerarchie della chiesa nei confronti dei colpevoli di tale misfatto.

  6. Fabio ha detto:

    @ Carmelo
    1)Vorrei ribadire che nel mio precedente intervento accusavo ogni forma di bigottismo, nessuna esclusa. Mi piacerebbe (per quello che mi è possibile) difendere la verità delle cose, e basta, senza schierarmi. La forza della cultura deve essere la verità la quale per sua natura allontana non solo le menzogne ma anche le imprecisioni. In molte situazioni le imprecisioni e le affermazioni superficiali diventano inganni.
    2) Ammettiamo per ipotesi che la Cei sia “diretta emanazione del vaticano”: comunque non viene assolta l’imprecisione fatta nella replica del 22 agosto laddove si affermava che il prelievo dell’8 per mille finiva nelle casse del vaticano. Poi si dovrebbe spiegare che cosa si intende per emanazione.
    3) Mi si chiede di esprimere un opinione sul “perverso meccanismo” di distribuzione dell’8 per mille di quanti non hanno fatto una scelta (il fatto stesso di non fare una scelta mi lascia perplesso). Lo farei volentieri, tuttavia parlare di questo argomento richiede la conoscenza approfondita di tutti quegli eventi storici che, dall’Incameramento dei beni al Concordato del 1985, hanno portato a tale soluzione di risarcimento. Credo che non sia questa la sede adatta. Ma non mi sottraggo ci si potrebbe organizzare …
    @ Franco Buffoni
    1) Ancora una volta una grande imprecisione che rischia di diventare un’accusa che delude gli amanti del sapere. I fondi dell’8 per mille non vengono gestiti dal presidente della Cei: è un Consiglio composto da diversi membri, chiamato Consiglio Permanente, che dietro le indicazioni dell’Economato e dell’Ufficio centrale del Sostentamento del Clero, e alla luce di tutte le richieste che pervengono dalla base, elabora una proposta di divisione che viene sottoposta al voto dell’Assemblea generale dei Vescovi di maggio.
    Consiglio: Se si vuole abbattere il nemico bisogna conoscerlo bene!

  7. franco buffoni ha detto:

    Il Consiglio permanente è presieduto da Bagnasco, presidente della Cei, direttamente nominato da Ratzinger.

  8. carmelo ha detto:

    @fabio
    non lo faresti volentieri e infatti non lo fai; la tua incrollabile fede ti lascia perplesso anche di fronte all’evidenza; devi sapere che il 60,4% non esprime alcuna preferenza. ma tu sai e fai finta di non sapere ti soffermi sulle pagliuzze e non vede la trave. Per anni quanti nella chiesa cattolica hanno detto che la mafia non esisteva, quanti hanno detto che la pedofilia e gli stupri dei preti erano pura invenzione?
    ma restiamo sull’8 per mille. A dire il vero non è perverso, immorale e peccaminoso il meccanismo, fondato sull’inganno e l’ingordigia. Cito da uno dei tanti siti blasfemi:
    “”””
    La ripartizione delle scelte non espresse è proporzionale alle preferenze espresse. Per spiegare meglio il meccanismo, prendiamo come esempio i dati della dichiarazione dei redditi 2001 (gli ultimi noti). Il 60,4 % dei contribuenti non ha espresso alcuna preferenza, il 34,56% ha firmato per la Chiesa cattolica, il 4,07% per lo Stato, lo 0,5% per i Valdesi e il rimanente 0,46% per le altre confessioni.

    A fronte di queste scelte, la distribuzione del gettito è stata la seguente: 87,25% alla Chiesa Cattolica, 10,28% allo Stato, 1,27% ai Valdesi e il restante 1,2% alle altre confessioni.

    le tue affermazioni riguardo al punto 1) sono blasfeme pretendono di minare l’autorità papale, ohibò !!!
    un consiglio democraticamente eletto decide alla luce delle richieste che vengono dalla base? stai dicendo questo?

    la Chiesa cattolica spende circa il 20% della cifra in beneficenza, circa il 35% per gli stipendi del clero e il rimanente 45% è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede quindi di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.
    Veniamo agli eventi storici cui accenni:
    vorresti forse dire che i “misfatti” perpretati dallo stato ai danni del potere temporale della chiesa debbon oricadere sui cittadini e sui figli dei loro figli?
    ci dobbiamo sentire in colpa ?

  9. Fabio ha detto:

    E che significa?!? Il sistema della nomina diretta e l’ufficio della presidenza non sono affatto sinonimi di scelte autoreferenziate. Come ho ben già spiegato le proposte elaborate (ripeto: dalle richieste della base, dall’economato e dall’istituto centrale del sostentamento clero) vengono sottosposte al voto dell’Assemblea generale (costituita da almeno tutti i vescovi delle diocesi italiane). Diciamocelo pure: noi laici nell’amministrare la cosa pubblica dovremmo imitare i sistemi collegiali che attua la Chiesa cattolica, così come già avvenne in Italia alla nascita dei Comuni.

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