Italo Testa

Li vedi camminare per le strade, a testa bassa, fermarsi all’improvviso, schiarirsi la gola, declamare il canone della letteratura del XX secolo, nome per nome, con un tono feroce, definitivo. “Loro sapranno, loro sapranno”, non si sente dire altro alle fermate d’autobus, “che i giudizi di valore, i giudizi contano”, non si sente altro a mezzogiorno, nelle mense aziendali, sulle tavole imbandite. I fiorai hanno opinioni salde in proposito, ti rincorrono e con aria di sfida esibiscono antologie,  florilegi: “è necessario”, gridano, “è necessario: proprio perché rigettiamo la verticalità del linguaggio, proprio perché il soggetto va espunto, loro devono intervenire alla fine, risistemare l’alto e il basso”. Ho provato a spiegare al mio commercialista che bisogna esporsi alle cose, lasciarle deflagrare, ma quello non sentiva ragione: “ecco la parcella, e mi raccomando, i minori vanno distinti dai maggiori, e soprattutto il critico, soprattutto il critico, con il potere del giudizio”. Ma io non sempre capisco perché quando chiedo un bicchier d’acqua la barista mi guarda severa e si sente in dovere di dirmi che non è così che si fa, non si può partire dai testi, sempre e solo dai testi, che così ci si perde, e invece, caro mio, gli scenari ci vogliono, le categorie soprattutto, non ha visto il quiz delle otto, la risposta esatta era proprio quella, il canone dopo la morte del canone. Allora comincio a girare intorno, c’è come una forza che non mi lascia alzar la testa, soprattutto in metropolitana sento di doverlo dire a tutti, che ascoltino bene, con internet un giorno ci saranno infinite antologie, ognuna con i suoi giudizi di valore, e quindi nessun canone, anche all’uscita sento di doverlo dire, sulle scale mobili, e poi, quando riemergo, e comincio a camminare per le strade, mi fermo all’improvviso, mi schiarisco la gola e dichiaro l’anticanone della letteratura del XX secolo, nome per nome, con un tono feroce, definitivo.

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9 Risposte a I compilatori

  1. carmelo ha detto:

    quando me ne vado al mio paesello nebroideo, mi diletto a piantare fiori e alberelli, guidato dall’estro e dal capriccio. Per fortuna che il mio amico fioraio Franco con i suoi consigli evita di farmi perdere tempo e soldi nel piantare gli alberi sbagliati nei posti sbagliati. Io lo ascolto con piacere e umiltà, lui ha il dono della chiarezza e con pazienza mi spiega con, come se parlasse a un bambino perchè non devo fare quello che mi era venuto in mente di fare e cio’ che invece devo fare per raggiungere i risultati sperati. Insomma è un buon maestro, competente e convincente. Usa un linguaggio verticale, diresti tu (che orribile parola vuota!) e io ne sono ben felice.
    Ora io non credo che su internet un giorno avremo infinite teorie su come fare un trapianto di cuore, di sicuro non credo che ci siano in giro, che ne so, tanti letterati illustri che pretendono di partecipare a una discussione orizzontale sulla chirurgia vascolare.
    Non vedo perche’ tu debba gioire del fatto che un cretino qualsiasi, magari un bravo fioraio, possa un giorno mettersi in testa di compilare la sua antologia letteraria, e proclamare (per la verita non ho ben capito cosa ) che, siccome c’e’ uno strumento chiamato internet, che permette a chiunque di scrivere cose piu’ o meno intelligenti, piu’ o meno idiote, un giorno avremo nella piu’ perfetta e piatta democrazia orizzontale infinite antologie.
    Poco male, si tratta solo di distinguere il buono dal cattivo, il sapere dalla spazzatura.
    E di solito la specie umana apprende per differenze; e ogni scelta che nasce nel momento in cui rileviamo delle difefrenze, crea delle gerarchie;

  2. Luigi B. ha detto:

    con internet un giorno ci saranno infinite antologie fatte da milioni di internauti che nessuno leggerà. il caos sarà totale, la confusione tratterà le parole come cianfrusaglie e la facile riproducibilità del digitale procurerà una sovrapproduzione nauseabonda. Il caos regnerà sovrano e nessuno ci capirà più un cazzo. Finalmente la razza umana avrà cominciato ad estinguersi per davvero.

    (Il sottoscritto usa internet ed è un gran fan del mezzo)

    Luigi B.

  3. italo testa ha detto:

    quella del fioraio chiaro e paziente e’ una bella immagine di cioè che ci si dovrebbe attendere in un mondo possibile sotto molti aspetti diverso dal nostro. devo pero’ chiarire che questo brano, o monologo, mette in scena un delirio critico in cui, e’ vero, la furia dell’antologizzare, e la mania del canone, e della verticalita’ posticcia, e’ presa di mira da chi dice “io”, senza che per questo prospettare la orizzontalita’ pura, e l’utopia della rete, come soluzione: il “tono feroce, definitivo”, con cui questo io sbandiera ai quattro venti la sua orizzontalita’ non e’ meno paranoide di cio’ cui si contrappone.

  4. carmelo ha detto:

    Come filtrare quando, come tu dicevi, attraverso i nostri computer ci arriva di tutto e in modo disordinato, senza gerarchia, senza selezione? In altri termini, come fabbricare la nostra memoria, in queste condizioni, sapendo che la memoria è una questione di scelte, di preferenze, di scarti, di omissioni volontarie e involontarie? Sapendo anche la memoria dei nostri discendenti non sarà necessariamente della nostra stessa natura. Sarà la memoria di un clone?……
    Jean-Claude Carriere……Ma se oggi disponiamo davvero di tutto, senza filtro, di una somma senza limiti di informazioni accessibili sui nostri computer, cosa diventerà la memoria? Quale significato avrà questa parola? Quando avremo accanto a noi un domestico elettronico capace di rispondere a tutte le nostre domande e anche a quelle che non riusciamo a formulare, cosa ci resterà da conoscere? Quando la nostra protesi saprà tutto, assolutamente tutto, cosa dovremo imparare ancora?….
    umberto eco l’arte della sintesi….

    l’uso delle categorie orizzontale/verticale, che tanto va di moda oggi , non lo condivido, perchè rischia di essere una scorciatoia per evitare di riflettere sulla rete, sulla sua logica, il suo linguaggio e le sue potenzialità, in modo critico.
    cosa intendi per esempio quando dici orizzontale?
    Se alludi al fatto che sulla rete vengono annullate le gerarchie di ruolo (ovvero non mi importa chi sei, mi importa il contenuto del tuo discorso) allora si puo’ convenire che in qualche modo la rete consente la costruzione di un sapere libero da vincoli di potere che inevitabilmente esistono nella realtà (io sono il professore e tu l’alunno):
    Ma se invece, come spesso si sottintende, si ha la pretesa di annullare le competenze (io ho diritto di parola non perchè ne ho titolo riconosciuto, istituzionalizzato, ma perchè ho acquisito sapere e competenze sull’oggetto del discorso) per cui chiunque può vociferare, blaterare su tutto, beh mi sembra che questa posizione sia pura follia.
    selezionare le informazioni, come dice U.Eco, vuol dire riconoscere le differenze, creare delle gerarchie.

  5. italo testa ha detto:

    la selezione delle informazioni e’ senz’altro una necessita’, un vincolo, per il tipo di esseri, o di macchine, che siamo, appunto macchine selettrici, che devono compiere partizioni binarie per organizzare qualcosa come un campo d’esperienza, e di memoria – la creazione di ordini di valore, di gerarchie, e’ pero’ un ulteriore atto di selezione, potremmo dire una applicazione ricorsiva delle selezione su se stessa, e il problema nasce appunto quando questa applicazione si irrigidisce, non manifesta la sua riflessivita’. ora la stessa categoria di “orizzontalita’” può essere sviante – anche e soprattutto perche’ legata alla teoria della comunicazione, mentre la “letteratura” non credo si lasci ridurre a mero fatto comunicativo – e senz’altro credo vada anch’esse usata in senso dialettico, senza ipostatizzazione: qui una delle possibilita’ della rete e’ appunto quella di spezzare la verticalita’, facendo emergere i dislivelli, le asimmetrie, le differenze del campo di forze esteso delle nostre selezioni.

  6. carmelo ha detto:

    mi scuserai italo ma, ammesso e non concesso che io abbia capito il significato del tuo ultimo post (caratterizzato da un linguaggio alquanto complesso e specialistico devo dire che già di per se mi taglia fuori in qualche modo), non mi sento di condividere ciò che affermi.
    le nostre scelte nascono dalla percezione delle differenze.
    Se io non percepisco la differenza tra un’opera di qualità e un’opera spazzatura (perchè non ho la sensibilita’, la conoscenza, la competenza) in realtà non faccio una scelta e nemmeno una selezione consapevole.
    Ma nel momento in cui faccio una scelta consapevole creo implicitamente un ordine di valori e di gerarchie come dici tu. La comunicazione serve a confrontare la mia scala di valori con la tua, la mia esporienza con la tua.
    Nella rete la comunicazione avviene su un piano di parità. Non è il titolo che legittima ciò che diciamo ma il contenuto.
    Ma i contenuti di un discorso necessitano di competenze. Se io chiedessi a mio figlio di disquisire qui sulla teroia quantistica e se tu non sei un fisico, non ci sarebbe nessuna “orizzontalità” nella comunicazione tra mio figlio e te.
    per far emergere i dislivelli, le asimmetrie, le differenze del campo di forze esteso delle nostre selezioni.
    e’ necessario che le nostre selezioni siano consapevoli e perche’ siano consapevoli sono necessarie le competenze. Non credi?

  7. italo testa ha detto:

    cerco di chiarirmi. il fatto che per noi e’ necessario – un vincolo, nel senso in cui ne parla Rino Genovese nel suo “Trattato dei vincoli” – selezionare le informazioni – per sopravvivere, attraversare la strada, per organizzare la nostra esperienza, per costituire una memoria – credo vada distinto dalla creazione di gerarchie e ordini di valori, cosa che interviene semmai a un livello più complesso, in cui selezioniamo le selezioni, diventando cosi’ dei valutatori, degli esseri che esprimono valutazioni. Possiamo poi pensare alle competenze come qualcosa che si forma attraverso l’espressione reiterata e ponderata di valutazioni. Senz’altro, dunque, ci vogliono le competenze. Ma questo non risolve il problema della mania del canone. Che ho l’impressione proliferi – come reazione – proprio dove si erodono le esperienze che dovrebbero portare alla formazione di competenze – e soprattutto laddove la specificita’ di determinate competenze – quelle adeguate per valutare il fatto letterario – e’ messa in discussione. Cosi’ la mania della creazione di canoni puo’ diventare una specie di superfetazione del giudizio di valore non ponderato e autoreferenziale. L’altro aspetto e’ quello della pluralizzazione delle competenze ormai richieste per l’esercizio della critica, che a mio avviso la tendenza canonizzante tende a negare, con una mossa difensiva che implicitamente idealizza e isola lo specifico letterario. qui in effetti cio’ che possiamo chiamare orizzontalita’, reticolarita’, trasversalita’ della rete, potrebbe dare un contraccolpo dialettico, esibendo la crescente pluralita’ e frammentazione delle competenze, e insieme rendendole comunicabili. dunque non e’ la critica, l’esercizio critico dei giudizi, a venir meno, piuttosto e’ un ampliamento del suo spazio ad essere in gioco.

  8. carmelo ha detto:

    caro italo
    ti ringrazio per la tua risposta che mi fa comprendere meglio il tuo pensiero che non è una smplece adesione un po’ infantile al mito della rete che annulla le gerarchie e le competenze.
    Credo di essere d’accordo.
    Credo cioe’ che quella che tu felicemente definisci “mania del canone” nasce dalla paura di dover affrontare un territorio sconosciuto dove la mappa serve a ben poco.
    Per analogia si potrebbe dire che la fraqntumazione dell’identità spinge alla proliferazione di politiche identitarie forti e autoritarie.
    il tuo asupicio che la
    reticolarita’, trasversalita’ della rete, potrebbe dare un contraccolpo dialettico, esibendo la crescente pluralita’ e frammentazione delle competenze, e insieme rendendole comunicabili.
    è anche il mio sia pure in modo confuso e confusamente credo che occorra molto lavoro e metodo in tutto ciò

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