Andrea Raos

Mi accascio in verticale per lasciarmi scivolare addosso al muro vischioso, caldo contro la schiena. Mi piego contro le ginocchia, appoggio la testa indietro, chiudo gli occhi, cerco di calmarmi. perché non sei qui, calmarmi lo spavento. l’avevo fatto io, questo abisso, perché. Appena chiusi gli occhi, scatta l’accesso di catarro. Questa tosse è 1 lama piantata verso l’avanti, spinge la cassa toracica ad aprirsi stringersi insieme, fa male, molto male, è amara e secca, unta e crudele, non smette. Mi rovescia verso terra, dove lì schiudo palato e bocca, spingo in fuori i bronchi come a vomitarli. Sputo, finalmente, ed è bagnato e doloroso come se piangessi dalla bocca. Cala al suolo una palla vischiosa (sempre stata così la mia saliva, sembra colla, sperma), biancastra, intasata di bolle, striata di rubino.

Con un nucleo, minuscolo, nero, nero di buio, buio di niente. Cavo di nero. Lo guardo e continuo a guardarlo, chinato in avanti, incastonato nello sputo. Lo guardo e si allarga, diventa 1 ciottolo di giada nera, lo guardo e si allarga ancora, diventa 1 masso di pietra pomice lisciato dal fuoco, continuo a guardarlo e diventa l’ambulanza di fronte, è la porta a vetri e il banco informazioni, lo guardo è fuliggine che copre le persone e l’edificio, lo sto fissando, questa città di pietra lavica, alzo lo sguardo e vedo il cielo in quarzo nero, perfettamente formato e biterminato, allargo il cielo, diopside, allargo ancora, la cumulosfera è ossidiana, la tectite tutta nottilucente ha invaso lo spazio, i pianeti, non c’è proprio più niente.

Il panico è completo, e nel pensarlo estinguo il tempo per la 3ª volta. Siamo l’1 di fronte all’altro io e quella forma scura che mi trascinerebbe via. È il punto del panico in cui non c’è più più nulla, solo panico che guarda sé stesso, e non c’è più nessun rumore.

Chiudi gli occhi, abbassa il respiro, sogna 1 storia:

«ti racconto questa storia
dunque ci sono 8 lupi
1 grigio chiaro
1 grigio scuro
1 pervinca
1 blu
1 rosso
1 bianco
1 verdino
1 invisibile
invisibile, sì, tant’è che alcuni dicono che in realtà fossero 7
ma questo non importa
e insomma lupacchia oggi, lupacchia domani
(pecore, pecorelle, agnelli, maialini…)
un giorno gli 8 lupi decidono che sono stanchi:
è il momento delle ferie!
“ferie! ferie!” dicono tutti
però c’è un problema
i lupi non possono andare in ferie dove gli pare e piace
perché tutti li temono
quindi devono andare in posti dove sia facile per loro nascondersi e farsi i fatti loro
e siccome sono ogn1 di 1 colore diverso (più 1 che non si sa di che colore è)
decidono di andare in ferie ciasc1 in un paese che sia del suo colore

così, quello grigio chiaro va nel Paese delle Uova di Rondine ed esplorò le Sorgenti delle Uova, e quando finalmente le intravide, già da lontano, restò a bocca aperta: non avrebbe mai creduto che il mondo ne avesse fatte così tante, tutte luccicanti
quello grigio scuro va nel Paese delle Piume di Cormorano e cammina piano per non fare rumore, e si rompe le scatole alla grande
quello pervinca va nel Paese… (che cavolo di colore è il pervinca?)
(boh, ci pensiamo dopo. tu comincia ad andare, intanto)
quello blu va nel Cielo sopra le Dolomiti e si dimentica che esistono altri colori, e di che colore è lui, perché non ha mai visto niente di più colorato e non sa più cosa sono i colori
quello rosso va nel Sogno del Drago Dormiente (e quanto russava, quel drago, peggio di chi ha inventato questa storia!)
quello bianco va nella Cacca di Panna Montata
(contento lui…)
quello verdino va nel Paese del Sale Malgascio, impara quant’è buona l’insalata del madagascar e si licenzia da lupo

e quello invisibile…
(che nemmeno sappiamo se c’è, del resto)
quello invisibile all’inizio era contento
si diceva
“hehe, sono invisibile! posso andare dove mi pare!”
e si fregava le zampe tutto contento
così andò prima nel Paese dei Galli Arcobaleno
pensando di fare una bella scorpacciata
però il riflesso delle piume dei galli lo accecò, e tutti lo videro
allora andò nel Paese dei Delfini Mosca
ma il ronzio dei delfini lo fece starnutire, e dovette scappare
allora andò nel Paese dei Gatti Piumati
ma scoprì che era allergico alle Piume di Gatto, e gli venne 1 diarrea forte, ma così forte…
allora andò nel Paese della Bambina con il Mal di Denti
ma lì tutti stavano ascoltando 1 che raccontava 1 storia bellissima, e ness1 gli diede retta e così si annoiava
insomma, il lupo invisibile cominciava a demoralizzarsi
dov’era 1 paese dove avrebbe potuto passare le ferie in pace?

cammina cammina, a 1 certo punto fu stanco
e decise di fermarsi per la notte in 1 vecchio mulino abbandonato
dentro il mulino, il posto più comodo erano i cassetti della macina
cioè dei grandi cassetti di legno pieni di paglia, che di giorno venivano rovesciati per farci la farina
si accoccolò lì dentro, e si addormentò
era così stanco, dormiva così bene
che la mattina non sentì il garzone del mugnaio arrivare
né del resto il garzone si accorse di lui, dato che era invisibile (e chissà se c’era davvero, poi)
allora il ragazzo, ancora insonnolito e scocciato perché si era dovuto alzare presto
cominciò a rovesciare i cassetti della paglia dentro la macina

fluff…
fluff…
fluff…
fluff…
(rumore della paglia rovesciata, questo)
fluff…
fluff…
fluff…
SBENG!!!

“cos’è questo rumore?!?”
si chiese il ragazzo
andò a vedere
e inciampò in 1 cosa che non si vedeva, tutta pelosa e che faceva rumori strani
“il lupo invisibile!!!”
si disse il ragazzo
“tutti dicono che non esiste, ma io non ci ho mai creduto. finalmente l’ho incontrato, e potrò provare a tutti che c’è davvero”
tutto contento andò a cercare una gerla per chiuderci dentro il lupo, ma quando tornò sentì 1 piagnucolio
“sniff… sniff…”
“che c’è, lupo invisibile? perché piangi?”
“sniff… perché io volevo solo passarmi 1 po’ di ferie in pace, e invece non me ne va bene 1…”

allora il ragazzo si impietosì
(in fondo era buono)
però non poteva fare niente per lui
non aveva certo 1 posto dove portarlo per le ferie! a casa, tantomeno!
in mancanza di meglio, decise di giocare 1 po’ con lui, per fargli passare il tempo
prese una palla rossa, e gliela tirò
il lupo, che non era mica 1 cane, in 1 battibaleno azzannò la palla e la fece a pezzetti
allora il ragazzo provò a farlo giocare agli indiani
ma il lupo invisibile si rifiutò di mettersi le piume in testa perché diceva che sembrava 1 scemo, e non aveva poi tutti i torti
allora giocarono per 1 po’ a rincorrersi, e così facendo
SBAM!
urtarono 1 sacco di farina e si ritrovarono tutti e 2 infarinati come sogliole!
risero come dei matti, e fu proprio in quel momento che sentirono che stavano diventando davvero amici
allora andarono a sciacquarsi alla fonte vicino al mulino

quello che il ragazzo non sapeva, è che quella era 1 fonte magica
quando le si avvicinavano 1 ragazzo e 1 lupo invisibile ricoperti di qualcosa
(farina, polvere, piscia di carogna, marmellata di prugne, qual1que cosa)
quella fontana aveva il potere di portare chi si avvicinava nel Paese della Sostanza di cui Sono Ricoperti
in pratica, il lupo e il ragazzo finirono nel Paese dei Dolci con la Farina
tutti i personaggi erano Dolci!
Biscotti, Fette di Torta, Lupi di Zucchero, Ragazzi di Castagnaccio…
per il lupo invisibile, fu la vacanza più bella della sua vita
e lui e il ragazzo rimasero amici per un bel po’

E il lupo invisibile, per essere stato così felice, cominciò a credere che, forse, esisteva davvero.»

*

In 1 momento in cui soffrivo molto e avevo tanta paura, per 1000 ragioni, e tenevo gli occhi chiusi e non respiravo più, questa favola l’ho sognata pensando a te, Andrea, e allora voglio dirti 1 cosa direttamente. Guardami, su. Non avere paura. Non ti faccio niente, credimi. Lo so che non mi credi. Guardami lo stesso. Così, ecco. Perfetto.
Volevo dirti che mi dispiace, Andrea. Ti succederanno delle cose brutte, tra non molto, e non posso fare niente per impedirle. Posso solo dirti: non avere paura del dolore. Non pensare che potrai evitarlo. Non pensare che la violenza, il pianto, il ricatto siano amore, ma nemmeno che non lo sono. Sono cose che potrebbero non essere tue, tutto qui. E questo non vorrebbe dire che non è tuo l’amore. Forse ti cadranno via di dosso, un giorno. Anche al dolore fisico, tuo e degli altri, riuscirai, quasi, a togliere l’assolutezza e la giustificazione a compiere qualunque male, a privarlo di ogni fascino e vederlo solo per il grumo nero (potentissimo, certo) che è. Un soffio.

Per anni non capirai questo meccanismo e quando incontrerai una ragazza che come e più di te non lo capisce (è facile riconoscere quello stesso vuoto dietro la luce degli occhi, richiede sempre altro vuoto, e quanto scopano bene), te ne innamorerai sistematicamente, e ti intaglierai la pelle con una lametta da barba per esserne del tutto certo. Da parte tua, farai innamorare ragazze che non vedranno questo, o cercheranno di farti capire che non è importante, e le incenerirai. E non riuscirai a spiegarlo perché ti si chiuderà il fiato in gola ogni volta, la tua famosa saliva impastata. Ogni volta, quando sarà troppo tardi, ti scatterà il terrore di scatenare l’ira che potrebbe ucciderti. Ti stupirai ogni volta di non uccidere, di non essere stato ucciso. Ne godrai, vergognandotene, perché ti avrà fatto sembrare, questo, di esistere.

Dove io ho fallito, dove sono incagliato nel deserto e nel vuoto, penso che tu possa farcela. Hai tanto sguardo, corri veloce. Ce la puoi fare.

Ma vedo che cominci ad annoiarti, e hai ragione, adesso smetto (non hai nemmeno 24 mesi, in fondo). Ancora 1 paio d’anni prima che intorno a te si spalanchi l’inferno. Vai fuori a giocare, su. Fa’ tardi in giardino, più che puoi.

*

Il mio cognome abbaiato storpiato mi riscuote. Entro, il primo medico mi chiede di ascoltare il sangue che mi scuote.

*

[Nota. La “favola del lupo” è dedicata a Mariasole, che così impara a non andare dal dentista.]

(continua)

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