Guido Caserza

 PARTE PRIMA Dialogo prologico in forma diversiva fra i due maestri

 Si vedevano ogni sera: i due maestri facevano lunghe chiacchierate filosofiche nello stabbio dei maiali e, dandosi vicendevolmente del maestro, si ponevano quesiti sottilissimi.

Maestro, lei ritiene che una donna che è stata una grande meretrice, che l’ha data a cani e porci, possa in seguito diventare una moglie onesta e fedele? Maestro, il suo quesito è ben posto e motivato e, come lei certamente sa, noi percepiamo un’immagine della verità e non possediamo che la menzogna; sarebbe a dire, maestro, che l’immagine percepita della donna che puttaneggiava potrebbe essere null’altro che un simulacro, un inganno dei nostri sensi, e che quindi il suo redimersi in moglie onesta non sia che il compimento di quanto era già in potenza? Sto dicendo, maestro, che c’è più fedeltà in una prostituta che la molla a cani e porci che in una vergine fedele al suo sposo promesso; maestro, se intendo bene, la fedeltà di una cortigiana è più ammirevole e compiuta, in quanto ad ella è dato il fardello, assai oneroso, di esprimere la propria fedeltà a più uomini; ben detto, maestro, e per questo non ci sembra ingiusto che essa, diventando una moglie fedele ed onesta, continui a mollarla a cani e porci. I due maestri, presi da stanchezza, terminavano le loro disquisizioni con un formidabile colpo di sonno, si alzavano in piedi e cadevano simultaneamente a corpo morto nello sterco dei maiali, dove la loro filosofia congetturava qualcosa di molto profondo intorno all’origine di tutti i fenomeni.

Al risveglio si raccontavano i loro sogni, era sempre lo stesso ricorrente sogno per entrambi, maestro ha sognato ancora quella montagna di merda? Sì maestro, ho sognato nuovamente la merda, e nel sogno, maestro, ha sentito nuovamente anche lei quella voce? Sì maestro, ho sentito la voce ammonitrice, cosa le diceva la voce ammonitrice? Mi diceva che fottere la merda è come fottere la morte, è come fottere una vergine; lei lo sa che da queste parti la merda è diventata una fonte di reddito? Lo so maestro, anche la morte è diventata una fonte di reddito, ci sono quei treni che fischiano sulla linea dell’orizzonte, dicono che portano la morte al macello, si sentono muggiti orribili perdersi oltre l’orizzonte, e lei maestro ha mai sentito muggire la morte? Il suo muggito è qualcosa di simile al pianto di un bambino violentato e sgozzato, caro maestro, dicono che la morte oggi valga tanto oro quanto pesa, si è mai chiesto come fanno a pesare la morte, mio profondissimo maestro?

C’è l’ostetrica addetta alla pesa, giù nei macelli, è una levatrice con un paio di poppe! Dicono che abbia un uccello di ferro in mezzo alle cosce, maestro, sembra che lo usi per infliggere il corpo mortale alla morte, proprio in mezzo agli occhi, fanno così, giù nei macelli; sono usanze barbare, caro maestro, anche la morte avrebbe diritto a una dolce morte, non trova maestro? Trovo che la morte sia una grande coglionata, maestro, ma sa una cosa? Anni fa avevo un amico alcolizzato, aveva conosciuto una tipa al circolo degli alcolizzati, e questa tipa gli ha fatto un bocchino nel cesso pubblico, è morta dopo tre giorni, da quel giorno mi raffiguro la morte come una tizia che fa i bocchini, è per questo che non vedo l’ora di morire, per metterlo in bocca alla morte; come la capisco, mio dolce maestro.

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