Gianluca Gigliozzi

Il gioco estivo consiste nel provare a indovinare di che città si parla. Ecco gli indizi.

È una città italiana di montagna, esiste fin dal XIII secolo ––––

Ha avuto un centro storico definito splendido che però splendido adesso non è più, almeno secondo quei canoni classici ormai vecchi che dobbiamo imparare a rigettare o perlomeno rinegoziare –––

Aveva, come tutte le città italiane più antiche, una periferia piuttosto squallida ma attualmente, dopo un ben noto evento traumatico, da quell’anello anonimo, tipico d’una modernizzazione incompiuta, si è passati a uno spazio scompaginato che combina strutture geometriche e sinuose con strati urbanistici dall’apparenza piuttosto fatiscente e dalle fattezze oggettivamente sconnesse, attorno ai quali si sviluppa però una specie molto suggestiva di deserto d’asfalto e cemento – qua e là punteggiato da funzionali parallelepipedi di materiale sintetico d’ottima fattura che racchiudono i servizi più vari, accolgono flussi d’inquieti o rassegnati, ingoiano il passaggio di rabbiosi e delusi e risputano individui conciliati e fiduciosi –––

Che dinamismo travolgente le sue carrozzabili in cui sfrecciano automezzi carichi di materiali e congegni – che nuvole di polvere si vede sollevarsi, velando un viavai da cui deduci un’onda elettrica di entusiasmo, di energia liberata!–––

È la città medioevale che è finalmente sgusciata fuori dal medioevo in cui era incartata, città il cui stemma farneticante proclamava come valore assoluto la stasi che sa di eterno, mentre ora, oltre ad essersi spostata letteralmente causa forza maggiore, è tutta presa dall’ebbrezza di una frenesia operativa, dalla bellezza del flusso vitale che la rimodella – città in cui sorgono nuovi deliziosi alloggi ogni giorno, e dove ogni cittadino può scoprire che quello che ieri era in un certo punto oggi è da tutt’altra parte – una città come questa, che stimola i cittadini e le istituzioni al movimento perpetuo non è forse la città postmoderna per eccellenza, non soggetta a mappature definite, mai schiava a schemi, ma semmai dotata d’una forma dinamica, da pensarsi in termini di rete a nodi multipli, il che la rende così aggiornata, accelerata, metamorfica, liberissima – e ancora non hai indovinato che città è?

È la città più imbracata, più puntellata, più fasciata d’Europa. È la città più fredda, più malferma, più fragile d’Italia. Qui con effetti più considerevoli che altrove la Natura ha mostrato il suo volto crudele, la sua indifferenza all’umano dolore. Ma dove Natura colpisce e disgrega, l’Uomo riassetta e riordina. Esiste forse oggi in tutta Italia o perfino in tutto il vecchio continente città più fervida di lavori, più animata di voglia di ben fare, più fornita di operatori eccellenti che contrastano col loro quotidiano impegno un’entropia letale innescata dalla perfida Natura? A vederla all’orizzonte, a una certa distanza, essa appare sublime più di quanto lo sia stata mai – malgrado quella vantata storia plurisecolare che aveva comunque smesso già da un pezzo di parlare dritto al cuore dei moderni cittadini di una evoluta democrazia – sì, più sublime che mai appare ora, con tutte quelle mobili gru che sorgono sospese sui tetti, stagliate contro le maestose giogaie: slanciate strutture da leggersi come chiaro segno d’un progresso che riprende il necessario sopravvento. Non era prima questa una città sonnolenta, che si macerava in un crepuscolo appannato, in cui indolenza e declino imperversavano a causa di uno scialbo direttivo, e il cui apporto al benessere della nazione equivaleva a meno di zero? –––

Ebbene questa di oggi è la città che la Natura ha piegato, ma non spezzato, e se non è giunta a spezzarla è perché persone giuste al momento giusto hanno saputo come operare di concerto per ripristinare la civiltà, ristabilire l’ordine, riunire le forze, promuovere l’attività creatrice, facendo sì che ciò che rischiava di suggellarsi in una morte ignominiosa prendesse a poco a poco i tratti d’una lenta ma certa resurrezione–––

Ecco dunque la città che dimostra come tutti i tracolli non vengano per nuocere – come dalla suprema sventura, grazie a interventi efficaci e incisivi, possa zampillare un vitalissimo genuino flusso di potenza rigenerante! – e come questo flusso dirompente sia di tale consistenza e portata da contagiare il paese intero, instillando una sorta di febbre del benessere comune nel corpo della nazione, spronando a un dinamismo espansivo imprese e cittadini d’ogni regione! – e ancora non hai indovinato di quale città si tratta?

È una città rivoluzionaria, una città mutante, è allo stesso tempo sintesi del presente più promettente e anticipazione di uno spazio urbano utopico ma praticabile. Le migliori menti della nostra generazione sono al lavoro per ripensare la sua forma in rapporto al territorio, per re-inventarla di sana pianta, per alleggerire il suo penoso fardello e proiettarla verso un luminoso avvenire. Quale città italiana, ma diciamo pure europea, più di Lei, gode delle stesse potenzialità di porsi come modello virtuoso per le altre? E i disagi indubbi di una certa parte della sua cittadinanza cosa sono se non fastidi transitori se si pensa alla fortuna di trovarsi nel vortice di una trasformazione epocale, vicinissimi a protagonisti ed eventi che lasceranno il segno? –––

Città i cui cittadini mancavano di tutto, e a cui tutto è stato dato o sarà dato tra non molto! –––

Città che non offriva più naturale riparo né sicurezza alcuna, e che offre adesso più sicurezza di qualunque altra – non pullula infatti di nuovissimi smaglianti appartamenti realizzati con velocità da primato grazie all’impiego sapiente di tecnologie all’avanguardia e dotati dei più confortevoli dispositivi? –––

Città in cui chi ha avuto, avrà ancora di più, e chi non ha ancora avuto, avrà presto tutto quel che ad altri è spettato – certo non si sa quando, ma questo non è solo forse un misero dettaglio se si pensa in termini globali, non grettamente individualistici – se si accede a una visione più aperta, più comprensiva?–––

Città visitata dai grandi della terra giunti fin qui a compensare con un luminoso/consolante passaggio i travagli di una popolazione messa sotto scacco dal Cieco Caso e dalla Natura Malvagia – che  città mai è questa allora?

Città di gente onesta e seria, che grazie a notevole lungimiranza e straordinario intuito ha subito inteso che proprio la caduta prelude alla rinascita – che il momento pur desolante era propizio a una svolta storica imminente – che non era il caso di tergiversare, di smarrirsi in mille esitazioni, di arenarsi su capziosi scrupoli e di lasciarsi irretire dalle inevitabili multiformi pressioni locali – e ch’era dunque necessario affidarsi serenamente a persone disinteressate e pronte a intervenire con energia ed efficacia grazie a metodi ispirati a ultramoderni principi di equità, efficienza, responsabilità, armonia–––

Città di gente onesta e lavoratrice, dotata di vivo senso di giustizia e di rispetto delle regole, città di grandi speranze e fantasia! – quale città più di questa si lascia alle spalle la sua storia traumatica, e investe tutto sull’avvenire con slancio raro e ammirevole?–––

Qual è questa città che dimostra una salute già recuperata nel non farsi abbindolare da una parte marginale ma chiassosa della sua popolazione che sputa nel piatto in cui mangia – congrega ingrata che non perde occasione per gettare fango sui magnanimi sforzi compiuti finora – e il cui unico fine è far sprofondare la città appena risorta nell’abisso sul cui orlo vacillava, solo per il perverso gusto di vedere sempre confermarsi il male! – per via di questi diffamatori la cittadina è stata setacciata per mesi da molesti perdigiorno, che coi danari paterni si permettono il lusso di andare a caccia della Verità, come se la sacrosanta si nascondesse in miseri dettagli come «distruzione degli spazi comunitari, tracollo occupazionale, autoritarismo camuffato, distorsione informativa, gestione illegale degli appalti, infiltrazioni mafiose, mancata prevenzione »!–––

Tuttavia questa è una città che non si lascia dirottare da questi vergognosi tentativi di bloccare il processo di rifondazione – è anche una città comprensiva e che dunque comprende che tutti questi perdigiorno velenosi che sparlano e filmano, filmano e sparlano, non sono che o forestieri malevoli o nativi dalla mente fragile, sconvolta dall’impatto con la tremenda orripilante Natura – individui storditi e immaturi che tentano di neutralizzare la propria inadeguatezza ostacolando chi davvero per questa città effettivamente s’ingegna e s’impegna ogni santo giorno che l’Eterno manda in Terra!–––

È una città questa da cui dovrebbero tenersi alla larga tutti gli idolatri del documentabile, le cassandre amanti del dettaglio esiguo su cui montare apocalissi da quattro soldi – così sfruttando le altrui pene per salire alla ribalta e fabbricarsi una carriera tempestiva–––

E se proprio ribalta ci deve essere, dato che i tempi son quelli che sono, questa città vengano a scoprirla e rappresentarla i veri professionisti del grande e piccolo schermo, gli autentici narratori del nostro tempo – la assumano come scenario per delle storie commoventi e per gialli appassionanti – ecco come la si aiuterebbe a rinascere ­– così le si dona ancora luce e forza e fiducia nella crescita – e quale città più di questa ne ha bisogno?

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6 Risposte a Indovina che città è (un gioco estivo)

  1. Rosemary ha detto:

    Amiternum e Forcona che si sono uniti col permesso di Federico II per costruire la città raccontata da Buccio di Ranallo in rima nella sua Cronica?

  2. Carlo Laurenzi ha detto:

    Fuori a calci i perdigiorno che filmano e sparlano per costruirsi una fortunosa e improvvisata carriera!
    Fuori chi specula, in tutti i sensi, su una comunità di gente che sopravvive ogni giorno al disastro sociale e materiale e al disagio permanente.
    Fuori chi è incompetente e inadatto a compiti istituzionali o tecnici in questa situazione!
    Fuori!

  3. simonetta ha detto:

    essendo naturalmente L’Aquila, potenzialmente potrebbe essere come dici, ma non si capisce, se sei ironico o se veramente credi ke sia ben gestito tutto questo potenziale ke come al solito viene continuamente inghiottito in un vortice di “mafiosità”

  4. stefano ha detto:

    mio dio, simonetta!

  5. simonetta ha detto:

    ma sai Stefano, la chiarezza non è mai troppa in questi casi e anche se sono convinta della “bontà” del pensiero, della non ambiguità dell’intervento, c’è sempre troppa gente che volge le cose come meglio crede. Tranquillo io non sono tra queste ma avevo udito troppi commenti “strani”…allora ho fatto chiarezza, tutto qui. grazie simo

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