Franco Arminio

Fra poco saranno le quattro del mattino, comincerà l’ora profondissima e pura, l’ora in cui l’orma del giorno passato si fa labile.

Il mio giorno è stato segnato da una pena sfilacciata in cui ho sentito che il mio paese, che tutti i paesi sono in mano a una schiera di persone consumate.

La politica è una cosa drammaticamente consumata, stinta, uno straccio unto di furberie e intrallazzi che richiedono solo altre furberie e intrallazzi.

Non è questione di militare per un partito o un altro, non è questione di lapidare questo o quel personaggio.  Tutto già affogato in una poltiglia di parole che muovono solo altre parole.  Il mondo si muove, quando si muove, dietro altre chimere. La politica non ha la forza che ha la pioggia o il sole, non ha la pazienza di una formica, non  ha la leggerezza di una nuvola. È un corpo decomposto, un verme che sogna di essere farfalla, un cane che rosicchia le proprie ossa.

La politica non riesce a sfondare l’incubo di queste giornate, non sa dare ai nostri luoghi la tinta del tempo che corre nel futuro, la tinta delle giornate in cui ognuno sentiva ciò che era, dove stava.

Siamo dentro un imbroglio di parole ed è penoso sentire che dobbiamo consumare sempre di più se vogliamo uscire dalla crisi, dobbiamo rovinare il mondo per uscire dalla nostra rovina. Siamo di fronte alla Caporetto non di un partito ma di una specie. Non è una provincia né un continente che sta in affanno, è l’avventura umana che pare smarrita, ripiegata in un cecità fumosa che dà vita a gesti prudenti o scomposti, mai a un fluido andare nella lietezza  di essere in solitudine e con gli altri.

Non c’è da rifondare nessuna sinistra, non c’è da affidarsi ai borseggiatori della democrazia che abbiamo eletto in parlamento. Bisogna semplicemente stare nelle nostre ore senza saltarne una, viverle con slancio, con coraggio, chiedersi ogni giorno cosa possiamo rischiare per dare, per darci bellezza. Il resto non conta o conta pochissimo. Il resto è il delirio di essersi affidati totalmente alla baldracca dell’economia e alla sua servetta sfaticata, alla politica che non sa non vede e non sente più niente.

Tagged with →  

3 Risposte a I BORSEGGIATORI DELLA DEMOCRAZIA

  1. Lino Manella ha detto:

    I borseggiatori della civiltà o dicasi anche: I furbetti del quartierino Italia

    … Intanto, che ve ne frega a voi astuti opportunisti, che dichiarate PACE alla guerra per dominare la Terra? A voi che non avete bisogno di far scorta di figa per poter mantenere tutti in riga, poiché ce l’avete già duro … Che ve ne frega a voi compatti insetti guerrieri, eiaculatori post – industriali del diritto collettivo al tardo superomismo, all’ottimismo, voi che comunicavate a gesti fino all’altro ieri, voi che siete neri … non di pelle, ma di camicia, nonostante le apparenze, le nuove sembianze! Che ve ne importa a voi potenti giganti di fronte a orde impazzite di multicolori nani impotenti, voi inconsapevoli imbecilli dalle madri sempre incinte … sarà per questo che siete contro l’aborto? Perché ogni occasione è buona per coltivare l’orto della vostra nuova stirpe ariana!? Che munita di incrollabile fede anti-romana, va in giro per il mondo a promulgare lo ius sanguinis di un’abusiva appartenenza color prepotenza, incorruttibile violenza, ma … non vi sembra che ormai abbiate rotto abbastanza? Ma che ne volete sapere voi lucidi drogati di candida supponenza, voi che non vedete oltre il vostro naso più di una spanna, voi che siete della democrazia gli aguzzini e che emanate leggi anziché scrivere pizzini, voi che col colpo sempre in canna predicate il domani dopo esservene “pulite le mani” … piene di briciole da elargire, anziché semi da coltivare … Che ne sapete voi della vita di chi vive per dovere e lavora per provare il piacere di star bene solo nel vedere che gli altri stanno meglio? Che ne sapete voi del mio tanto latte Sud-ato, versato e mai rinfacciato, ma non per questo dimenticato? … Eh sì, voi ridete, nominate, cacciate, riesumate tradizioni per confezionare lezioni, vomitando in grande stile la vostra bile, per fare acquisti all’ingrosso di incoscienza di massa, dipingendo di verde l’ignoranza e deportando la speranza nei vostri ipermercati, pieni della sovrabbondanza di ogni sorta di merce dalle radici marce, delocalizzata sulla pelle di un prossimo reputato inferiore, abitante di un altrove dove dopo aver abbattuto la porta e portato distruzione e orrore, tutto ciò che pago è mio, compreso Dio, ma … Ma che ne volete sapere voi populisti, voi autoeletti professionisti dell’assoluto, dell’eterno, incondizionato, strumentale benvenuto a Denominazione d’Origine presuntuosamente controllabile, illusi servitori mossi da finta gloria, di una finta Storia narrata dal braccio armato sempre disponibile nel soddisfare l’irriducibile volontà di una multinazionale senza età, quella del: chi ha avuto ha avuto ha avuto e … tanti saluti … e chi se ne frega se il mare dei media, con infaticabile, artefatta, nascosta o esaltata tragedia, continua e continuerà a sputare mostri, sono tutti cazzi nostri, voi intanto pensate a mettere ben al riparo i vostri! In qualche paradiso fiscale, con la sacra intercessione di un vescovo, un cardinale o magari più semplicemente in Svizzera, tanto primo o poi arriva sempre il momento giusto per poter buttar giù la maschera, che ne volete sapere voi stupidi, ringalluzziti moicani, che difendete Cosa Vostra facendo affari con Cosa Nostra, che ne volete sapere voi furbetti neo-pagani di noi vecchi e nuovi italiani, voi presunti esseri sovrumani che condannate il posto fisso antipadano, difendendo il crocefisso, simbolo esaltante di un decadente impero romano … Voi paraculi, voi onnivori, pretenziosi, vanitosi, messianici maiali, voi che ridete, voi … voi che pre-giudicate … Ma che ne volete sapere voi di me, che vi sto giudicando, e del soldato Nemecszeck … morto giocando, in difesa di un ideale che accomuna tutti i popoli oppressi del mondo, la resistenza contro l’arroganza … altro che indipendenza.

  2. vico ha detto:

    La concretezza misurata, non banale del testo, s’accompagna all’aspettativa d’altro. Le parole abelliscono il pensiero, dandogli leggerezza poetica in alcune sue parti. Fanno sperare.

  3. carmelo ha detto:

    Noi del cosiddetto primo mondo, noi occidentali bianchi e inventori della “democrazia” e della rivoluzione industriale, abbiamo beneficiato del “benessere economico” della seconda metà del secolo scorso, fondato sull’espansione illimitata dei consumi, abbiamo misurato compiaciuti la nostra ricchezza e la nostra felicità attraverso il tasso di crescita del prodotto interno lordo. Abbiamo esaltato le auto che ci davano liberta’ di movimento e gli elettrodomestici che ci liberavano dal lavoro domestico. Non ci siamo curati, noi tutti ( rivoluzionari e conservatori, apocalittici e integrati), di misurare il degrado del paesaggio e dell’ambiente, della terra dell’aria e dell’acqua, la condizione di sfruttamento e di estrema povertà dei paesi del terzo quarto e quinto mondo, il saccheggio di risorse di cui siamo stati responsabili per assicurare il nostro benessere.
    E ci siamo anche illusi di poter fare la rivoluzione, di poter migliorare e sostanziare la democrazia.
    le nostre società hanno continuato a macinare “sviluppo” grazie a un tacito patto di scambio: consumo contro profitto.
    Ci è stata concessa la libertà di consumare in cambio del consenso a una società che metteva in cima alla sua scala dei valori, il profitto, l’accumulazione di ricchezza al di sopra di ogni giudizio di valore e di compatibilità.
    Poi c’e’ stata la cosiddetta globalizzazione. Libera e assulta circolazione di capitali e di merci e altrettanto rigida e assoluta interdizione alla circolazione delle persone, degli esseri umani.
    Così il profitto è diventato extraterritoriale si è liberato di quei “vincoli” cui doveva sottostare grazie alle lotte condotte dalla classe operaia, cosi’ la Fiat produce in Serbia, per poter offrire ai bianchi occidentali auto a prezzo piu’ basso, cosi’ le maquilladoras montano i loro manufatti luccicanti, nel nord del Messico oppure a taiwan o in cina pagando un salario di due dollari al giorno. E noi siamo felici di poter continuare a consumare merci inutili a prezzo basso. Perchè è questa la libertà che abbiamo: consumare sempre di più per acquietare le nostre ansie, le nostre miserie morali, e affogare in un egoismo sempre più cinico che ha ridotto il nostro orizzonte, che sta uccidendo il nostro futuro e che ci lascia indifferenti di fronte ai molti segnali che prefigurano una, sempre più certa, inevitabile catastrofe.
    Per l’appunto siamo fregati come dice Franco Arminio. Siamo costretti a chiedere piu’ consumo, e siamo disposti persin oa tollerare che si restringano i diritti e che le imprese si liberino di ogni vincolo, ambientale e sindacale.
    Non lo so davvero che cosa si possa fare, siamo talmente imbevuti fino alle ossa del paradigma consumistico e quantitativo, che non riusciamo a immaginare un orizzonte diverso.
    Ma la strada giusta eè proprio quella indicata da franco arminio (che ho il piacere di leggere per la prima volta)
    Bisogna semplicemente stare nelle nostre ore senza saltarne una, viverle con slancio, con coraggio, chiedersi ogni giorno cosa possiamo rischiare per dare, per darci bellezza. Il resto non conta o conta pochissimo.
    Dobbiamo cambiare la nostra scala dei valori e il modo in cui crediamo di poterla misurare.
    Dobbiamo smettere di misurare e valutare il grado di soddisfazione dei nostri bisogni dalla velocità con cui crediamo di appagarli e dalla quantità di merci che riusciamo a comprare con l’obiettivo di soddisfarli.
    Dobbiamo imparare a misurare e valutare la quantità di risorse pubbliche e di bene comune che siamo disposti a distruggere per soddisfare i nostri bisogni, la quantità di diritti e interessi collettivvi che siamo disposti a ledere.
    Non dobbiamo commettere un abuso edilizio perche’ la legge ce lo impedisce, ma perchè abbiamo la consapevolezza che quell’abuso provocherà un danno irreversibile alla bellezza del paesaggio e alla possibilità che i nostri figli possano godere di questo bene.
    La bellezza, appunto, dovrebbe stare in cima alla nostra scale dei valori e al nostro comportamento etico.
    E a partire dai nostri figli, dobbiamo mettere in pratica questa nuova etica, ed essere disposti a rischiare tutto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *