Carlo Formenti

In un articolo dal titolo “Cyberwar”, apparso su uno degli ultimi numeri dell’Economist – organo internazionale del pensiero unico liberista – viene stilato un elenco apocalittico dei terribili danni (misurabili in denaro e vite umane) che potrebbero derivare da atti di sabotaggio informatico progettati da organizzazioni terroristiche, “stati canaglia” e potenze ostili agli Stati Uniti: distruzione o messa fuori uso di centrali energetiche, raffinerie, banche,sistemi di controllo del traffico aereo, satelliti per le comunicazioni, industrie chimiche, ecc. E’ per far fronte a queste repliche virtuali dell’11 settembre 2001, scrive l’Economist, che l’amministrazione in carica ha creato il Cyber Command, un‘articolazione del ministero della Difesa guidata dal generale Keith Alexander e dotata di tutti i mezzi necessari a sventare eventuali attacchi alla sicurezza del sistema informatico Usa e, naturalmente, a compiere tutte le ritorsioni (e gli attacchi preventivi) che verranno ritenute opportune nei confronti dei colpevoli.

Da altre fonti apprendiamo che la Commissione per la Sicurezza nazionale e gli Affari governativi del Senato ha approvato una proposta di legge a firma del senatore Joseph Lieberman, sinistramente battezzata Internet Kill Switch che, ove divenisse esecutiva, darebbe al presidente Usa – in caso attacchi mirati a distruggere infrastrutture strategiche connesse a Internet –  il potere di “spegnere” Internet (a provider e aziende di software verrebbe imposto di interrompere la fornitura dei servizi per un periodo non superiore ai quattro mesi, rinnovabile su parere favorevole del Congresso).

Ultima notizia: il ventiduenne Bradley Manning, analista militare dislocato in Iraq, è stato arrestato e verrà giudicato da un tribunale militare per aver divulgato video e altre informazioni che documentano stragi di civili da parte dell’esercito di occupazione americano. Manning, al momento in cui scrivo avendo appena letto un articolo del Washington Post, non ha ancora potuto parlare con gli avvocati e rischia una condanna fino a 52 anni per “diffusione non autorizzata di informazioni classificate”.

Questo elenco di notizie è dedicato alle anime belle che avevano salutato la vittoria di Obama come l’avvento di un’era di pace e progresso, a chi crede che l’alleanza fra Obama e il “popolo della rete”  e le corporation hi tech che ne hanno sostenuto la candidatura sancisca il trionfo della democrazia internettiana, infine a chi ha sottoscritto i proclami della signora Clinton contro la censura cinese ai danni di Google, regalando al motore il ruolo di apripista della democrazia in Cina. Basta ragionare un attimo su queste notizie per capire che l’America non è mai stata, non è e non sarà mai (nemmeno sotto la presidenza Obama) il campione e il modello della democrazia. Google non va in Cina per “esportare” democrazia ma per accumulare profitti e il governo Usa ne sostiene le ragioni perché la considera un agente di penetrazione della propria egemonia politica e culturale nel cortile di casa di una potenza rivale.

Siamo di fronte a uno scontro di potenze che l’America si prepara a combattere senza esclusione di colpi, tanto da considerare l’eventualità di abolire con un clik di mouse presidenziale la libertà di informazione e di espressione di cui pretende di eleggersi a paladina. Le prime vittime collaterali sono persone come Manning, che osano infrangere il muro di silenzio sui crimini di guerra commessi sul fronte mediorientale, poi potrebbero seguire milioni di utenti della Rete, “oscurati” per motivi di sicurezza. Per finire, a chi attribuisce alla Rete lo statuto di “bene comune”(dal che discende il riconoscimento dell’accesso a Internet come diritto fondamentale appena sancito dal governo finlandese), consiglio di leggere questo passaggio del sopra citato articolo dell’Economist: “The internet  is not a commons, but a network of network that are mostly privately owned”. Insomma l’asse fra governo imperiale e multinazionali hi tech rivendica il pieno dominio su Internet e ci ricorda per voce di una delle sue più autorevoli testate che la Rete è cosa loro.

Una Risposta a Obama, Google e la democrazia

  1. Pericle ha detto:

    Le rivolte popolari esplodono dove non è ancora giunto INTERNET.
    I popoli non vogliono internet, vogliono mangiare e una vita dignitosa.
    La RETE distrugge i popoli, distrugge i valori locali e trasforma le persone in consumatori idioti, isolati, frustrati e ignoranti.
    La RETE serve per controllare, veicolare, imbrigliare i pesci.

    Lunga vita alla sconnessione.

    Lunga vita alla decrescita serena e responsabile.

    Il pianeta non è una nostra proprietà.

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