Franco Arminio

ogni anno, dovunque mi trovo il dodici giugno, faccio in modo di essere a bisaccia il giorno dopo, il giorno di sant’antonio. in mezzo secolo mi sono perduto una sola processione. non sono un credente, ma l’emozione di quel filo di voci che cantavano mi ha sempre accompagnato: il canto chiaro in mezzo al giorno caldo opposto a quello freddo e notturno della processione del venerdì santo.

quest’anno a bisaccia è successo una cosa epocale senza che se ne sia accorto nessuno: la processione è andata avanti senza alcun canto. non credo sia stata una decisione,semplicemente arriva un giorno in cui le cose che da anni stanno per finire poi finiscono veramente. capita anche in politica.

ho chiesto a molti se si erano accorti che la processione aveva qualcosa di strano: nessuno mi ha saputo rispondere. soltanto uno mi ha fatto notare che molti avevano in mano una bottiglietta d’acqua minerale, come se fossero impegnati in una maratona. capisco il caldo, ma non si va in processione per mantenere costante l’assetto biochimico del proprio corpo. una processione è un’avventura dello spirito e anche della carne, altrimenti è niente.

ho fatto bene a tornare anche quest’anno. ho visto il sindaco con la fascia, scelta inusuale, e il prete col cappellino, ho visto che il modo migliore per svuotare un paese è riempirlo di gente. a un certo punto gerardo l’infermiere mi ha detto se conoscevo limotta, il morto di ieri. stava andando a dormire ed è caduto a terra. la notizia mi ha portato altrove, mi ha messo in una combustione più interna, più vicina alla verità delle cose che accadono. nel pomeriggio mi sono organizzato io la festa: mi sono fatto un lungo sonno.

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